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uomini e calderoli

Dicembre 12th, 2009

Nel suo saggio Filosofia e Storiografia (Bari, Laterza, 1948) Benedetto Croce divide gli uomini, tra uomini e calderoli; non può usare codesto ultimo neologismo, ma certo la sua classificazione si rivela al riguardo profetica. Esorta i primi a provare ad adoperarsi per i secondi e in caso di fallimento a non disperare, chè la natura - dice - provvede da sè.
Sostiene Croce che vi sono «uomini che appartengono alla storia e uomini della natura… Verso la seconda classe di essi, che zoologicamente e non storicamente sono uomini, si esercita, come verso gli animali, il dominio e si cerca di addomesticarli e di addestrarli e in certi casi, quando non si può, si lascia che di essi si estingua la stirpe.»(pp. 247-248)!
Siccome la stirpe dei calderoli sembra ancora lontana dall’estinzione e perfino lontana dall’abbrivo di essa, ciò significerà che gli uomini della storia si devono ancora adoprare per «addomesticarli e addestrali».

Certo la fatica può apparire improba, quando si vede uomini della zoologia arrembare le cattedre degli uomini della storia. La storiografia - tanto per mantereci nel crinale crociano - di codesti corsari ne indica parecchi. L’apotegma di Gesù in croce a proposito degli ignari esecutori fa al caso nostro ed è probabile che il vescovo ambrosiano le abbia pensate quando il non imbelle calderolo, di cattocomunismo, all’oggetto nulla più nulla meno che accoglienza cristiana, lo ha apostrofato.
Ma la colpa non è sua. Nè dell’uomo, per la verità.
Gli è che il pastore parlava agli uomini della storia , ma - nemesi della filosofia, ancor crociana - le parole le ha udite anche un de’ calderoli. Perdoni eminenza, ma ad addomesticare i calderoli bisognava che fosse più semplice; più alla portata. Ella è brianzolo, ma i suoi vicini colleonesi non solo parlano con l’apocopi ma sì pensano anche.
Dedico ai calderoli i versi di Gianni Rodari, destinati ai bambini. In quinta elementare li han sùbito capiti.
Eccoli:

Il pellerossa con le piume in testa
e con l’ascia di guerra in pugno stretta,
com’è finito tra le statuine
del presepe, tra pastori e pecorine,
e l’asinello, e i Magi sul cammello,
e le stelle ben disposte,
e la vecchia delle caldarroste?
«Non è il tuo posto, via, Toro Seduto:
torna presto da dove sei venuto!»

Ma l’indiano non sente. O fa l’indiano!
Ce lo lasciamo, dite, fa lo stesso?
O darà noia agli angeli di gesso?
Forse è venuto, fin qua
ha fatto un lungo viaggio,
perchè ha sentito il messaggio
«Pace agli uomini di buona volontà».

Capito?

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